A.D. 1997. ricordo quell’estate in Grecia. Di ritorno da un giro nelle isole dell’Egeo, fummo ospitati da una alcuni amici ad Atene per un paio di giorni prima di ripartire per l’Italia. In quella occasione vidi un film: Mediterraneo di Gabriele Salvatores. Avevo già visto questo film, ma vederlo lì faceva tutto un altro effetto. In questo film l’occupazione italiana viene descritta in modo romantico, a tratti comico, come un’occupazione benevola, tranquilla, amichevole. Spesso infatti si è sempre cercato un distinguo con i nostri alleati tedeschi in tempo di guerra, che sono universalmente riconosciuti come brutali e feroci. Studiando un po’ però ci si rende conto quanto l’occupazione Italiana della Grecia e delle altre zone occupate fu tutt’altro che benevola.

Così come il colonialismo italiano non fu molto diverso dal colonialismo attuato dalle altre nazioni europee nei propri possedimenti. Basti pensare che durante la guerra di Etiopia le nostre forze usarono l’iprite, così come lo stupro delle donne etiopi non fu solo tollerato, ma fu anche oggetto di una propaganda di dubbio gusto.

Gli italiani, come tutti gli altri popoli coinvolti in una guerra, hanno compiuto atrocità e soprusi. Perché forzare invece l’immaginario collettivo e tacere su questa evidente realtà?

«So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori» (Benito Mussolini ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia, 1943)

Grecia

L’invasione italiana della Grecia, iniziata il 28 ottobre del 1940 al grido di “Spezzeremo le reni alla Grecia”, si dimostrò sin da subito fallimentare. Le condizioni meteo pessime, l’impreparazione del nostro esercito, il coraggio e l’abnegazione dell’esercito greco contennero e poi respinsero l’invasione italiana. Se la Grecia venne sconfitta ed occupata fu solo grazie all’intervento tedesco che tolse il Duce dai pasticci.

Quanto commesso dagli italiani in Grecia fu strettamente legato alla strategia di guerra e la responsabilità fu condivisa con gli alleati tedeschi: l’occupazione portò come conseguenza una crisi economica devastante. In Grecia, per garantirsi il regolare approvvigionamento, gli eserciti occupanti razziarono risorse e derrate alimentari presenti immagazzinati nel paese, lasciando la popolazione civile priva dei mezzi di sussistenza minimi. La fame e la denutrizione si estesero allora a tutti gli strati della popolazione, provocando reazioni quasi immediate contro le truppe occupanti.  Le autorità greche segnalarono saccheggi e stupri di massa. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Migliaia di donne prese per fame vennero reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani. L’occupazione italiana della Grecia se da un lato fu più “morbida” rispetto a quella tedesca, dall’altro fu piuttosto disorganizzata e portò a carestia, malnutrizione e conseguenti epidemie, causando oltre 300.000 morti e lasciando la Grecia piuttosto prostrata.

Occupazione della Jugoslavia

L’occupazione delle province Jugoslave fu molto diversa. Inizialmente gli italiani provarono un approccio “morbido” sullo stile greco, ma la resistenza Jugoslava fu, sin da subito, molto più attiva. Gli italiani allora attuarono una serie di misure repressive decisamente criminali: vennero costruiti dei campi di concentramento come Arbe e Gonars. Questi campi destinati alle popolazioni slave, per quanto non raggiungessero le dimensioni e la crudeltà dei campi di concentramento tedeschi, rappresentano delle macchie indelebili sul prestigio dell’Esercito Italiano. Nel campo di Arbe furono internate fino a 21000 persone in condizione deplorevoli e molti degli internati morirono per fame e malattie, con un tasso di mortalità simile a quello dei lager tedeschi.

Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d’ingrassamento.  Individuo malato = individuo che sta tranquillo. (Generale Gastone Gambara)

La lotta contro i partigiani fu particolarmente dura e cruenta. Le disposizioni date all’esercito italiano si posso riassumere nella circolare 3C del 1 dicembre 1942 redatta da Mario Roatta (Potete leggerla integralmente qui.) come pure le disposizioni date per l’italianizzazione forzata delle province slovene e dalmate, che passarono da misure apparentemente innocue come la forzata conversione dei cognomi, passando per la rimozione dei funzionari slavi dalla pubblica amministrazione. Le ritorsioni, verso la fine del conflitto e anche dopo, da parte dei partigiani Jugoslavi nei confronti degli Italiani (come la triste pagina delle Foibe) va inquadrata in questo scenario fatto di violenze e vessazioni: Sangue chiama sangue.