Cosa faresti se sapessi che mancano solo centoventi secondi alla fine di tutto?
“2 minuti a mezzanotte” non è solo il racconto di una cronologia diplomatica, ma l’esplorazione di un’ossessione collettiva. Dal primo lampo nel deserto del New Mexico nel 1945 al tramonto dell’Unione Sovietica nel 1991, il libro ripercorre i decenni in cui la sopravvivenza della specie è rimasta appesa al ticchettio di un orologio metaforico: il Doomsday Clock.
Attraverso una narrazione serrata, l’opera ci trascina nel cuore delle crisi che hanno definito il XX secolo. Dalla sfida tra Kennedy e Chruščëv durante i giorni di Cuba alla paranoia tecnologica degli SS-20 che ha trasformato l’Europa in una polveriera, il racconto svela come la pace sia stata spesso nient’altro che un fragile intervallo tra un crisi e la successiva. Il libro racconta di come ci siamo avvicinati all’Armageddon più volte nella seconda metà del secolo scorso, tra guerre per procura (Corea, Vietnam e Afghanistan) e crisi locali (come in Medio Oriente).
Il libro getta luce sui capitoli meno noti di questa “guerra fredda ma bollente”. Ci furono eroi, sconosciuti al grande pubblico, come Vasili Arkhipov e Stanislav Petrov che salvarono l’umanità non piegandosi alle logiche degli scenari da paranoia previsti dalle procedure.
Mentre i leader mondiali giocavano una partita a scacchi globale, la propaganda e la cultura — da cartoni animati come Duck and Cover ai docufilm come Threads — educava intere generazioni a vivere con lo sguardo rivolto al cielo e all’ipotesi di una vita da superstiti di una guerra nucleare.
“2 minuti a mezzanotte” si conclude nel 1991, quando l’Orologio arretrò fino al record di 17 minuti, promettendo un’alba che oggi, nel 2026, appare nuovamente minacciata. Un libro per chi vuole capire come siamo sopravvissuti ieri, per comprendere perché l’orologio sia tornato a correre oggi.
disponibile su Amazon in formato Kindle e cartaceo https://www.amazon.it/dp/B0H7Q6JGWH

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