17 dicembre 2017 la salma di Vittorio Emanuele III, l’ultimo Re d’Italia ritorna in patria. Volo di Stato, cerimonia solenne. Già… Ma perché? Perché è Natale e siamo tutti più buoni? Oppure perché abbiamo la memoria corta? No: è perché ormai sono passati quasi 80 anni e allora non importa più niente a nessuno.

Ma per non far torto alla Storia, ricordiamoci chi abbiamo fatto tornare in Italia a spese dei contribuenti, con un volo della Aeronautica Militare.

Da questo porto la Notte del 9 settembre 1943 l’ultimo Re d’Italia fuggì con la corte e con Badoglio consegnando la Patria alla tedesca rabbia Ortona repubblicana dalle sue macerie e dalle sue ferite grida eterna maledizione alla monarchia dei tradimenti del fascismo e della rovina d’Italia, anelando giustizia del popolo della storia
nel nome santo di Repubblica

Lapide nel porto di Ortona – 9 settembre 1945

Si, d’accordo, i toni sono quelli estremi del periodo post bellico… ma c’è molto di oggettivamente vero in quanto riporta questa lapide. Perché la fuga del re può essere considerata un tradimento? In passato si è sempre giustificata la fuga con il “tentativo di assicurare la sopravvivenza al Governo”, ma è una scusa che a mio avviso non regge, vedremo perché, con un breve, brevissimo, excursus nell’Italia del 1943.

Le cose in quell’anno andavano male, malissimo. La guerra era persa. Quella guerra che a metà del 1942 aveva visto l’apogeo delle forze dell’Asse (Germania, Italia e Giappone) aveva cominciato a traballare dopo le batoste di Midway (giugno 1942), El Alamein (novembre 1942) e soprattutto Stalingrado (novembre 1942 – gennaio 1943). Non ci voleva chissà quale lungimiranza per capire che le cose sarebbero peggiorate. E l’Italia, la più debole delle potenze dell’Asse, sarebbe stata la prima a cedere: prima la disfatta completa in Africa del Nord, poi lo sbarco in Sicilia

Bisogna che non appena questa gente tenterà di sbarcare, sia congelata su questa linea che i marinai chiamano del bagnasciuga

Benito Mussolini 5 luglio 1943

Le cose non andarono affatto così. Il 9 luglio gli angloamericani sbarcarono in Sicilia, incontrando una tenace quanto inutile resistenza. Il 19 Roma fu bombardata, il 25 Mussolini fu arrestato per ordine del Re. Ed il giorno stesso l’Italia pensò che la guerra fosse finita. Ma ovviamente… non fu affatto così: già a partire dal mese di maggio, i tedeschi, intravedendo un prossimo crollo del fascismo e dell’esercito italiano avevano cominciato a far affluire rinforzi nella penisola, con la scusa di dar manforte alle truppe italiane. Il mese di agosto passò tra serrate trattative tra il governo Italiano e gli alleati e si giunse ad un armistizio firmato il 3 settembre del 1943 a Cassibile (Siracusa). Gli alleati furono sorpresi del fatto che il governo italiano richiese di mantenere la notizia segreta, con la scusa di attuare una strategia verso l’inevitabile tentativo tedesco di occupare la penisola.

Passarono 5 giorni. In cui in pratica non si fece nulla. Gli Italiani sapevano che nei pressi di Napoli sarebbero sbarcati gli alleati, il giorno stesso dell’annuncio dell’armistizio, cosa che effettivamente avvenne con lo sbarco di Salerno, ma non fecero niente per dare appoggio agli alleati. Fecero di peggio. Le forze armate furono praticamente lasciate a se stesse. Anche dopo il celebre annuncio radiofonico dell’8 settembre l’esercito non ricevette ordini chiari. Anzi non ne ricevette proprio. Il mattino successivo, appena appresa la notizia che reparti tedeschi si stavano dirigendo verso la capitale, invece di dare disposizioni per la difesa della città, il Re, comandante in capo dell’Esercito ed il generale Badoglio, primo ministro nonché Maresciallo d’Italia… fuggirono da Roma dirigendosi verso l’Adriatico. E pensare che numericamente le forze a presidio della capitale erano ben superiori ai tedeschi e se fossero stati coordinati degnamente avrebbero opposto una resistenza non trascurabile. Ed invece nel giro di 48 ore tutta l’Italia a nord di Salerno venne occupata dai tedeschi. 800.000 soldati italiani vennero fatti prigionieri e mandati a lavorare in Germania. Molti non tornarono. Altri tornarono ingrossando le file dell’esercito fascista di Salò.

Noto è l’episodio dell’imbarco nel porto di Ortona: poiché a bordo della corvetta Baionetta, nave prescelta per trasportare i reali a Brindisi (già occupata dagli americani) non c’era posto per tutti i componenti del numeroso seguito del Re, molti di loro, pur essendo alti ufficiali delle Forze Armate, si levarono le divise e si diedero alla macchia.

Questi i fatti.

Allora mi domando: perché in quei giorni molti soldati italiani che si tolsero le divise convinti che la guerra fosse finita vennero fucilati per diserzione ed il loro vile comandante in capo, no? Non fu diserzione abbandonare tutto e lasciare l’esercito senza ordini a farsi massacrare dai tedeschi? Visto che la capitolazione italiana fu tutt’altro che repentina, ma richiese invece mesi di trattative, possibile che non si sarebbe potuto fare qualcosa di più per contrastare l’occupazione da parte del contingente tedesco vista la superiorità numerica? Come giudica la storia un sovrano, un comandante in campo di un esercito che lascia la difesa del suo paese nelle mani di quelli che erano nemici fino al giorno prima?

Mi domando anche altro… Mi domando come si fa anche solo a pagare un volo di Stato a chi nel 1922 non fece niente contro la dittatura fascista, fu complice e beneficiario delle avventure coloniali del regime, firmò nel 1938 le leggi razziali e che poi ripudiò tutto con un odioso voltafaccia, scaricando sul regime ogni responsabilità. Quest’uomo ha tradito tutti. Amici e nemici. Sudditi e alleati.

In memoria dei 600.000 italiani morti nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, di cui lui è stato responsabile quanto il Duce.