if countries are going to have nukes, we’re going to be at the top of the pack (Donald Trump)

“Se delle nazioni sono in procinto di ottenere delle armi nucleari, noi dobbiamo restare i primi in questo campo”

Con frasi di questo tenore il nuovo inquilino della casa bianca cancella 30 anni di politica americana sul disarmo nucleare. Del resto già a Natale aveva twettato un sorprendente “Let it be an arms race” (lascia che sia un corsa al riarmo) alludendo ad un cambio deciso di rotta da parte dell’amministrazione Americana dopo i tagli apportati ad Obama.

Per capire cosa ci sia dietro a queste dichiarazioni forti non ci vuole certo troppa fantasia: ci si sta dirigendo verso un nuovo confronto, una nuova guerra fredda, una nuova divisione del mondo in blocchi. Un gioco pericoloso che abbiamo già vissuto per quasi cinquant’anni, dalla fine della seconda guerra mondiale (1945) ed il crollo dell’Unione Sovietica (1991). Una guerra senza battaglie, combattuta per procura, con decine di conflitti periferici che hanno coinvolto i due blocchi senza, che per fortuna, si arrivasse mai ad uno scontro diretto. Una guerra senza battaglie, dicevamo, soltanto vittime.

Una guerra costata ai due schieramenti miliardi di dollari spesi in armamenti, sottraendo risorse importanti alla sanità, alle infrastrutture, all’industria civile e che è finita con essere la principale causa della bancarotta che ha travolto l’Unione Sovietica. Insostenibili “economie di guerra”  che hanno causato danni anche alla società americana, che ha visto distrarre ingenti somme di denaro utilizzabili magari per scopi “socialmente” utili sacrificati per costruire un arsenale di armi sufficienti per distruggere la vita su questo pianeta.

Eppure, non c’è niente da fare … non impariamo mai dalla storia.

MAD

Tradotto letteralmente in italiano è “Pazzo” o “Folle”. Ma sta anche per Mutual Assured Destruction (Mutua Distruzione Assicurata) ed è stato il concetto maturato anni 60 di equilibrio tra le potenze nucleari, questo perché già allora ci si rese conto come una guerra nucleare, non solo poteva essere devastante, ma fosse anche impossibile da vincere: l’entità degli arsenali nucleari strategici era talmente esagerata in ambe due i blocchi, che non era possibile ipotizzare di annientare il nemico senza subire danni altrettanto catastrofici.

Pertanto affinché il sistema rimanesse in equilibrio era necessario che ambe due gli schieramenti avessero armi sufficienti a devastare l’altro anche a seguito di un attacco a sorpresa, questo per dissuadere l’altro a compierlo. Concettualmente è come quando si mettono due scorpioni in una bottiglia: chiusi in uno spazio angusto i due sono pronti ad uccidersi al primo movimento dell’altro, ma dato che sanno bene che pur assestando un colpo mortale sarebbero comunque vulnerabili alla rappresaglia… restano immobili.

Nel corso dei successivi decenni si cercò di limitarne le dimensioni, riducendo fortemente il numero di testate operative, ma restano sempre un numero considerevole di testate ancora attive.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Bella domanda. L’aumento corposo delle spese militari non servirà certo ad aumentare la sicurezza degli Stati Uniti. Potranno costruire anche altre 10 portaerei e raddoppiare il numero di testate nucleari operative ma… all’atto pratico quanto servono queste armi per difendersi ad esempio dall’ISIS? Dalla minaccia di attentati? La realtà, dal mio modesto punto di vista è, come al solito, una mera questione di soldi. Fondi ingentissimi verranno distolti da programmi socialmente utili e reindirizzati verso l’industria degli armamenti, con somma soddisfazione della lobby delle armi che tanto ha puntato sul nuovo Presidente. Assisteremo ad un aumento delle spese militari anche nelle altre grandi potenze, come la Russia e la Cina. Assisteremo ad un progressivo deterioramento del clima internazionale ma questa volta non è detto che il copione sarà lo stesso dell’ultima Guerra Fredda, perché il mondo non è più quello del 1950: gli USA hanno un pesante debito estero e la Cina e la Russia di oggi non sono l’URSS e la Cina del secolo scorso. Una cosa è certa: sicuramente qualcuno pagherà questa folle corsa agli armamenti e saranno i più poveri, quelli che vedranno scomparire quelle forme già labili di supporto al reddito che gli permettevano una vita accettabile. Aumenterà sempre di più la forbice tra i ricchi ed i poveri. Sempre che qualcuno non spinga quel maledetto bottone e cancelli per sempre la vita su questa terra.